#PAINTDEMIA | I diari della quarantena

Tradurre il dolore.

In questi giorni di quarantena le mie giornate non sono state stravolte, riesco a lavorare in studio dietro casa, il cane Maya, vecchia e cieca mi accompagna fedele e utile, chi ha un cane è privilegiato di questi tempi…

Non ci sono le visite, non c’è il teatro, ma altre volte è stato così.

La sera rientro, ceno con R. due chiacchere, forse una partita a carte e fine. A domani. Cos’è cambiato allora?

È cambiata la percezione del dolore, la sua “cognizione”.

Ora è palpabile, visibile nelle assenze.

Ed in quanto tale non ho bisogno di cercare i soggetti da dipingere. Mi si gettano tra le braccia come amanti.

Nei primi giorni del contagio stavo lavorando su un quadro di nuotatori cinesi (cinesi ironia della sorte, gli asiatici mi hanno sempre affascinato, sono stato diverse volte nell’Asia orientale).

Ma per motivi che ancora mi sfuggivano non riuscivo ad andare avanti.

Ora essendo io una persona con poca immaginazione ho bisogno di riferimenti, modelli da copiare, immagini, da cui partire per poi lasciarmi guidare nell’introspezione.

Intorno a me ora non c’è nessuno.

E la sento come una dolorosa condizione di privilegio. Ora non ho scuse.

Ecco allora che riaffiorano alla memoria documenti visivi che nascondo a me stesso da tempo: li ho fotografati, archiviati e poi rimossi.

Ora urlano la loro presenza,

Sono come le lepri nei parchi o i pesci a Venezia, se ne va l’intruso e finalmente possono tornare, affacciarsi a rivendicare la loro esistenza in vita.

Questo sarà il mio diario di quarantena.

Un modo di dire a me stesso la verità, dicendola quindi agli altri.


Il viaggio più lungo
Il dodicesimo giorno
Luogo di madre
The deer’s cry


Biografia

All’età di 16 anni ha realizzato la sua prima mostra personale. Nel corso degli anni, le sue opere sono state esposte in gallerie d’arte e centri culturali a Milano, Bordeaux, Wingfield, Barcellona, Miami, Basilea e Tokyo. Nel 2007 è stato nominato da Peter Greenaway come pittore di scena a Palazzo Venaria a Torino e allo stesso tempo è stato presente alla Biennale di Venezia come scenografo. Nel biennio 2015-2016, ha ricevuto l’attenzione di alcune importanti istituzioni italiane. Il Museo Nazionale di Chiusi gli commissiona una mostra personale, e poco dopo il Museo Messina di Milano lo invita a creare una mostra personale. Nel 2016 il FAI – Fondo Ambiente Italiano ha promosso la sua mostra a Villa Necchi Campiglio a Milano. Nel 2019 è presente alla Casa Museo Boschi di Stefano con un’opera site specific. Le sue opere sono presenti in numerose collezioni private e pubbliche, come l’Archivio di Arte Contemporanea a Firenze e il Palazzo della Regione Lombardia a Milano.